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Collisioni delle grandi navi con le balene

Collisioni fra navi e balene

 

Un saluto a tutti i lettori di viaggipersub.it, sono Alessandro Nicoletti, biologo marino e fondatore dell’associazione ecologista Keep the Planet.

In questo articolo volevo parlarvi di un tema poco conosciuto, ma che purtroppo sta gravemente minacciando lo stato di conservazione delle grandi balene come la balenottera azzura e la megattera.

Nonostante al grande pubblico faccia molta più presa le immagini che ci arrivano dalle Isole Faroe durante la Grindadráp, un problema più preoccupante dal punto di vista conservazionistico è rappresentato dalle collisioni delle balene con le grandi imbarcazioni commerciali.

Se la balena viene colpita da una grande nave, l’impatto che ne deriva spesso e volentieri porta l’animale ad un grave infortunio che porta alla morte dell’individuo.

Un tema sconosciuto all’opinione pubblica perché non fa rumore mediatico. I grandi abitanti degli oceani uccisi dalle collisioni non conquistano le prime pagine dei giornali perché le loro pesanti carcasse sprofondano silensiosamente negi abissi marini.

I dati ufficiali delle autorità marittime dichiarano circa 1.200 incidenti l’anno, ma gli esperti sono concordi che queste sono stime al ribasso, mentre i veri numeri sono maggiori di 10 o 20 volte.

Stando alle stime dei ricercatori, ogni anno più di 12.000 balene vengono uccise dall’impatto con le grandi navi durante la navigazione.

Considerando che oltre 50.000 navi tra petroliere, cargo e crociere solcano quotidianamente i mari di tutto il mondo, è facile capire che questo rappresenta una seria minaccia per la salute delle popolazioni di balene.

 

Gli impatti tra grandi navi e balene avvengono per svariati motivi

Le imbarcazioni responsabili degli incidenti sono lunghe oltre 400 metri e larghe 60, modificare la rotta in navigazione è un’impresa lenta e difficile, anche se i gruppi di balene fossero avvistate anteriormente, la lentezza delle manovre renderebbe gli impatti inevitabili.

Dall’altro lato le balene che si sono evolute nel corso dei milioni di anni in un mare privo di barche, ma piuttosto seguendo le loro naturali abitudini alla ricerca di cibo e riparo.

Le balene non sono in grado di percepire l’arrivo delle grandi navi come un pericolo per la loro vita.

 

Collisioni fra navi e balene: soluzioni per evitarle

La soluzione del problema deve partire da noi umani, ospiti spesso indesiderati del mare.

Gli esperti hanno individuato una soluzione pratica che alcuni paesi hanno fortunatamente iniziato ad implementare chiamata “the traffic separation scheme”.

Questo piano strategico prevede la riduzione delle probabilità di impatto tra navi e balene attraverso lo studio scientifico delle rotte migratorie e dei siti di riproduzione e le rotte commerciali.

Laddove sono alti i rischi di impatto, le rotte delle imbarcazioni vengono rimosse o regolamentate.

Un esempio virtuoso ci arriva dal golfo di Panama, all’uscita del canale si sono ristrette le zone di entrata e uscita delle navi con una notevole riduzione degli incidenti.

Nelle zone dove non è possibile interdire il traffico delle navi, si sono messi in pratica gli studi scientifici che studiano le abitudini giornalieri delle balene: i cetacei infatti, seguendo gli spostamenti dei branchi di krill, il loro cibo preferito, durante il giorno si spostano in profondità, mentre nelle ore notturne si avvicinano alla superficie.

Questo fatto ha portato gli scienziati a consigliare alle autorità di impedire certe rotte di navigazione nelle ore nottune quando gli impatti sono più frequenti rispetto alle ore diurne.
Altra misura importante per la riduzione degli impatti è la riduzione della velocità di navigazione a 10 nodi così da ridurre ulteriormente le possibilità di impatto.

Nonostante sia impossibile azzerare le uccisioni, grazie ad una rigorosa implementazione di regole atte a tutelare i giganti del mare, è possibile ridimensionare il problema e garantire la sopravvivenza delle specie.
La storia dimostra che si possono tutelare le specie marine attraverso regolamentazioni internazionali ampiamente accettate dalle varie nazioni.

Solamente una strategia condivisa può avere effetti duraturi sulla salute delle popolazioni di balene che devono essere protette in quanto sono delle specie chiave degli ecosistemi marini.

Dal 1986, data del divieto della caccia commerciale di balene, sono stati fatti numerosi passi in avanti nella conservazione dei cetacei.
Questi risultati possono essere ottenuti anche grazie alla partecipazione del cittadino comune che deve denunciare queste problematiche alle autorità e fare pressione politica sui partiti al potere.

Solo grazie ad una cittadinanza attiva per l’ambiente, si possono raggiungere obiettivi ambiziosi.

Le balene e gli organismi marini tutti sono minacciati non solo dall’inquinamento e dalla pesca, ma anche da queste problematiche meno conosciute, ma non per questo meno gravi.

Impegniamoci tutti per un mare più pulito e in salute.

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Alessandro Nicoletti

Biologo marino e attivista. Laureato in Master Class of Marine Biology, nel 2017 fonda Keep the Planet, una ONG ambientale che lotta per aumentare la consapevolezza sul rispetto dell’ambiente, la conservazione, e la salvaguardia delle specie selvatiche a livello globale.

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Francesca Maglione
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