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Isole di plastica: 5 possibili soluzioni

Plastica in mare

 

Sempre più spesso, quando si parla di mare, arrivano notizie allarmanti riguardo inquinamento, plastica: animali intrappolati nelle reti, tartarughe soffocate dai sacchetti (a tale proposito scopri qui il progetto per adottare una tartaruga marina), per non parlare delle isole di plastica galleggianti tra le quali la più nota, la Pacific Trash Vortex, galleggia nel Pacifico con ben 200 milioni di tonnellate di spazzatura.
E’ un problema imminente, che non possiamo più ignorare, ma per fortuna qualche buona notizia c’è.
Surfisti, appassionati di mare e giovanissimi, negli ultimi anni, si stanno impegnando a trovare svariate e ingegnose soluzioni a questo problema.  Ecco cinque soluzioni!

 

Cinque ingegnose soluzioni per le isole di plastica

 

1) The Ocean Clean Up

L’8 settembre 2018 è stato inaugurato il progetto “The Ocean Clean Up”, ideato da un giovane teenager olandese, con lo scopo di dimezzare la Trash Pacific Vortex entro i prossimi cinque anni. Questa idea, nata nel 2012, ha avuto inizio attraverso una raccolta fondi e, successivamente diventata virale, si è trasformata in un programma che ha coinvolto un team di scienziati ed ingegneri.
Il sistema è stato elaborato per funzionare con l’uso di energia pulita, in particolare corrente marina, venti ed onde metteranno in funzione un sistema creato da un gigantesco tubo galleggiante a forma di U a cui è appeso un pannello, sommerso fino a 3 metri, che fungerà da barriera raccoglitore per i rifiuti.
All’interno della curva creata dal tubo la spazzatura rimarrà intrappolata e verrà raccolta da una barca. Il primo meccanismo è già entrato in funzione, ed entro il 2021 si prevede che ne vengano installati un totale di 60, per riuscire a raggiungere l’obiettivo.  E la plastica raccolta? Andrà riciclata e trasformata in oggetti a fini commerciali.

 

Tazze scuba diving

 

2) The seabin project

Due surfisti australiani hanno trovato un metodo ingegnoso per raccogliere i rifiuti che si accumulano nei porti. Come? Attraverso il “Seabin”, un cestino galleggiante in grado di risucchiare con un vortice fino a 1,5 Kg al giorno di spazzatura presente in mare. Questo apparecchio funziona 24 ore al giorno, richiedendo una manutenzione molto limitata e, soprattutto, è in grado di raccogliere 500 Kg di plastica all’anno, rilasciando poi acqua marina filtrata e pulita. Attualmente sono numerosi gli stati che hanno aderito al progetto, e da quest’anno anche l’Italia si è aggiunta ai sostenitori. Per primo, il porto di Marina di Roccella (Calabria), al quale ne hanno fatto seguito molti altri distribuiti lungo la nostra costa.
Il progetto è in via di miglioramento, con l’obiettivo futuro di raccogliere anche le microplastiche, che finiscono non solo negli apparati digerenti dei pesci, ma anche sulle nostre tavole.
Sicuramente non risolverà il problema su grande scala, ma apporterà un grande contributo alla pulizia dei porti.

 

3) Il waste boat service

Da una startup completamente italiana, nel 2016 è nato il “Waste Boat Service”, un sistema di raccolta differenziata dei rifiuti provenienti dalle navi da diporto in rada. Quest’invenzione, forse unica nel suo genere in Mediterraneo, ha lo scopo di raccogliere, gestire e smaltire la spazzatura proveniente da imbarcazioni o altre strutture marittime che non hanno accesso diretto ai porti, evitando così, probabili scarichi abusivi in acqua o nelle spiagge.

L’azienda, attraverso un vero sistema di “porta a porta” in mare, nel 2017 ha raccolto lungo la costa sarda quasi 50 tonnellate di immondizie, dimostrando un’efficienza tale da essersi meritata un premio da Legambiente all’interno dell’evento “Ecoforum 2018”. Grazie a questo metodo, inoltre, il Waste Boat Service è in grado di monitorare l’afflusso delle imbarcazioni, la quantità di rifiuti prodotta e la loro tracciabilità, fornendo dati utili per una gestione corretta del nostro mare.

Borracce e thermos

 

4) Le manta

Quest’anno è stato finalmente presentato il prototipo del catamarano “Le Manta” che nel 2022 dovrebbe solcare i mari per raccogliere spazzatura galleggiante. Questo ambizioso progetto è nato dalla proposta di un navigatore francese rimasto impressionato dalla enorme quantità di plastica che ha incontrato durante i suoi ultimi viaggi.
Ecco, quindi, l’idea di costruire un’imbarcazione lunga 70 metri e larga 50 che risucchierà e raccoglierà attraverso dei tapis roulant fino a 250 tonnellate di rifiuti galleggianti, che verranno direttamente compattate per essere portate ai centri di smaltimento e recupero. All’interno del natante è previsto un laboratorio nel quale verranno studiati i materiali raccolti.
Infine, oltre a funzionare con energie rinnovabili, l’imbarcazione prevede un sistema sonoro atto ad allontanare pesci ed organismi marini che altrimenti rischierebbero una cattura per errore. A breve il prototipo verrà messo in mare e testato, aspettiamo quindi di vederlo all’opera.

 

5) 4 Ocean

Moltissime sono le realtà, diffuse nei vari continenti, che stanno dedicando le loro energie alla salvaguardia del mondo blu. Associazioni, enti privati, centri di ricerca promuovono comportamenti eco-sostenibili, propongono attività di educazione ambientale, o semplicemente organizzano eventi di pulizia delle spiagge.
Tra questi, spiccano in prima linea i due surfisti statunitensi che hanno dato inizio a “4Ocean”, una gigantesca iniziativa che coinvolge cittadini, volontari e strutture locali dislocati in più di 20 paesi nel mondo, per la pulizia del mare.
Attualmente il progetto è autofinanziato, i materiali raccolti vengono trasformati in braccialetti, ognuno corrisponde circa a mezzo kilo di plastica raccolta.

 

Esempi e soluzioni per le isole di plastica in mare ce ne sono davvero tanti, difficile dire quale sarà l’idea più efficace, o la migliore, ma la vera soluzione? Interrompere l’uso delle plastiche e cominciare ad utilizzare solo materiali riciclabili.
Per questo motivo, infatti, la commissione europea ha finalmente approvato nuove norme che ridurranno la produzione di oggetti monouso e imporranno la loro sostituzione con materiali eco-sostenibili.
Nel frattempo, in Olanda, è stato inaugurato il primo supermercato con imballaggi 100% biodegradabili.

E per noi amanti del mare c’è solo una cosa da fare, prendere l’iniziativa e agire!

 

Adotta una tartaruga

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Claudia Boeche

Biologa, guida ambientale escursionistica e subacquea, amo il mare da sempre. Dalla Sardegna, ai tropici, alle fredde coste norvegesi, non smetto mai di viaggiare per esplorare nuovi luoghi e provare emozioni indimenticabili.

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