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Microplastiche e salute umana

Microplastiche in spiaggia

La microplastica e la salute umana

La microplastica induce tossicità e la valutazione delle conseguenze per la salute umana è al centro dell’attuale letteratura. Queste preoccupazioni sono amplificate a causa della presenza di particelle microplastiche in prodotti alimentari distribuiti in tutto il mondo.

Quando si consuma una porzione media di animale filtratore, come i mitili,
i consumatori possono ingerire fino a 90 particelle di microplastiche.

 

È stato stimato che un consumatore europeo di molluschi ingerisce ogni anno in media tra il 1.800 e 11.000 microplastiche con un potenziale aumento delle concentrazioni nei crostacei di allevamento.

 

Infografica microplastica

 

Tuttavia, gli studi concludono che la bassa prevalenza di microplastiche, spesso inerti, potrebbe indicare rischi per la salute limitati.
Non ci sono prove concrete che dimostrino il trasferimento di microplastiche e contaminanti associati dai frutti di mare verso l’uomo e correlate implicazioni per la salute umana.

L’assorbimento di microplastica attraverso il consumo di frutti di mare potrebbe essere minimo rispetto ad altre vie di esposizione umana, ad esempio, fibre che si depositano sui materiali di consumo o polvere domestica.

I polmoni di una persona potrebbero essere esposti tra 26 e 130 microplastiche sospese nell’aria al giorno. La continua interazione quotidiana con articoli di plastica comporta, già di per sé, la presenza di plastica e sostanze chimiche associate nel corpo umano.

Lacune di ricerca e lavoro futuro

L’attuale uso di plastica non è sostenibile (Thompson et al. 2009a) e richiede un cambiamento immediato nella produzione e nel consumo di plastica legati al comportamento umano al fine di ridurre la quantità di microplastiche presenti dell’ambiente.
Esiste la possibilità che gli organismi possano adattarsi a determinati condizioni, specialmente quando sono esposte a basse concentrazioni di contaminanti per un periodo di tempo più lungo.
Si potrebbe anche supporre che l’adattamento evolutivo degli animali alle concentrazioni di microplastiche nell’ambiente potrebbe, in futuro, non influenzare il loro benessere. Tale suggerimento potrebbe applicarsi solo agli organismi nella colonna d’acqua o negli habitat di superficie dell’acqua, in cui la concentrazione di microplastica è per lo più stabile.
Organismi che vivono nel sedimento o negli spazi intertidali possono tuttavia essere esposti a una concentrazione di microplastica sempre più crescente nel prossimo futuro.

Conclusioni sulle microplastiche e salute dell’uomo

La conseguenza del costante aumento nella produzione di plastica è la crescente quantità di rifiuti che entra negli oceani.
La frammentazione dei pezzi più grandi di plastica in detriti sempre più piccoli, fino a divenire della grandezza della microplastica, è l’elevata preoccupazione scientifica legata alla possibilità che questi materiali possano diventare biodisponibili per gli organismi.
Negli ultimi anni, la flora e la fauna acquatica sono state colpite in diversi modi dalle microplastiche.

Tuttavia, l’assorbimento della plastica e delle sostanze chimiche associate alla plastica, si produce soprattutto attraverso le fonti quotidiane nell’ambiente urbano, piuttosto che dal consumo di frutti di mare. Si sottolinea inoltre la necessità di studiare l’importanza dell’impatto che l’uomo ha sulla funzionalità ecologica dell’ecosistema.

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Pietro Cimmino

Un uomo che viene dal mare …fatto di mare. Biologo marino, istruttore subacqueo e di apnea, atleta freedive. Negli anni ha maturato esperienza come divulgatore scientifico per la salvaguardia dell’ambiente marino e costiero e della barriera corallina del Mar Rosso.

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Francesca Maglione
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