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Cosa fare ad Andenes in Norvegia. Racconto di un viaggio con le orche

Orche

 

10 Gennaio 2018, partenza da Venezia ore 07:35. Dopo tre scali eccoci in un paesino tra i fiordi norvegesi. Andenes, 69°05’Nord, 15°45’Est, sopra il Circolo Polare Artico. Qui, recentemente, la BBC ha girato un documentario dedicato alle orche, incluso nella nuova serie chiamata “Blue Planet 2”. E noi, un gruppetto di 11 persone con guida italiana, sapevamo bene cosa fare ad Andenes: incontrare questi splendidi animali.
Qualcuno del gruppo aveva cominciato a studiare informazioni sulla località sulla guida Lonely Planet sulla Norvegia in vendita su Amazon.

 

Andenes: 5.000 anime tra i fiordi norvegesi

Il paese, fatto di 5.000 anime, conta poche case, qualche negozio di articoli sportivi e souvenir, e nulla di più. Ma in questo luogo remoto costruito tra roccia e ghiaccio si vive di pesca e di … cetacei! Infatti, sono presenti due compagnie di Whale Watching e un centro di ricerca gestito da una brillante biologa, interamente dedicati ai cetacei.

Sebbene stanchi dal viaggio egregiamente organizzato da Biosfera Itinerari, siamo emozionati e pronti per trascorrere una settimana all’insegna della natura. All’alba (precisamente le 8 di mattina, qui siamo in completa notte artica) ci riempiamo di una nutriente colazione, prendiamo le attrezzature fotografiche e iniziamo la nostra avventura.

 

Sea Safari Andenes Norvegia

Ci appoggiamo ad un centro Sea Safari, il cui staff ci accompagnerà alla ricerca delle orche. Ci danno in dotazione una mega tuta impermeabile e calda, e l’indispensabile giubbino di salvataggio.

Pronti, via!

A bordo di un gommone inizia la nostra ricerca: iniziamo ad allontanarci dalla costa, tutto è coperto di neve e ghiaccio. L’acqua è grigia, il cielo arancione, un’alba costante senza levar del sole. Certo, non è facile. Il mare è mosso e molti di noi non sono abituati alle onde … ma appena spunta la prima pinna nera, ci si dimentica tutto e gli occhi e l’attenzione sono solo per lei.

 

Iniziano gli avvistamenti delle orche intorno a noi

L’orca, nome scientifico Orcinus orca, è un mammifero marino che può superare gli 8 metri di lunghezza. Facilissima da riconoscere, per il ventre bianco e il dorso nero, una macchia bianca sull’occhio e soprattutto la pinna dorsale. I maschi delle orche sono riconoscibili per la pinna dorsale che può raggiungere 1,80m di altezza!

L’esemplare che osserviamo sta cercando del pesce per mangiare, esce dall’acqua, compie 2-3 balzi, si reimmerge e scompare. Dopo qualche minuto di attesa eccola spuntare all’improvviso tra le onde, passa accanto al nostro gommone, per poi immergersi nuovamente. Bellissima, è esattamente come me la immaginavo. Un gigante dall’aria un po’ buffa, la pelle liscia e quasi “gommosa”, e la pinna dorsale che ondeggia a destra e a sinistra mentre nuota. L’ho sognata fin da bambina. Passiamo l’intera mattinata con pochi individui fino a quando le nostre dita sono congelate dal freddo, e la stanchezza si fa sentire all’improvviso.

 

Intelligenti e affamate predatrici

Lasciamo le orche per una zuppa calda, ma per altri 4 giorni torneremo in mare, emozionati come mai!
Vengono chiamate anche “orche assassine”, perché questi intelligenti e spietati predatori cacciano foche, focene ed altri animali marini. Pochi sanno, però, che ne esistono ben quattro tipologie diverse, distinguibili dalle dimensioni e dalla forma della macchia grigia che hanno sul dorso. Vivono in gruppi matriarcali, e sono distribuite in diverse zone del mondo. I biologi stanno ancora discutendo se appartengono tutte alla stessa specie, poiché morfologia, abitudini e persino la dieta, sono completamente differenti. Infatti, la popolazione che si trova qui a Andenes in inverno non viene per cacciare foche, ma aringhe!

 




Nell’arco di generazioni, le orche sono riuscite a creare una tecnica di caccia specifica per questo tipo di pesce.
Si muovono in gruppo, coordinandosi attraverso fischi e suoni, per spingere le aringhe verso l’alto, intrappolarle sotto la superficie dell’acqua, e infine stordirle con un colpo di coda. Il pranzo è servito. Preda e predatore sono connessi, entrambi vivono in presenza l’uno dell’altro. Le aringhe arrivano in massa a migliaia e si stanziano stagionalmente per qualche anno all’interno di un fiordo, seguite dalle orche.
Questo rapporto è importante, il predatore è fondamentale per regolarizzare la dimensione della popolazione del pesce, la preda permette la sopravvivenza del predatore. Ormai, questo connubio si verifica ogni inverno ad Andenes ma, statisticamente, tra un po’ di anni le aringhe decideranno di cambiare luogo, e le orche scompariranno con loro.

Di questi quattro giorni, ne ricordo uno in particolare. Il cielo era bellissimo, l’ultimo giorno della notte artica, un alone giallo timidamente usciva dalle montagne. Il mare era terribilmente mosso, quindi si decise di entrare nel fiordo … non c’ero mai stata, li avevo visti solo nei film. Montagne innevate separate da un canale salato, qualche piccola casa rossa isolata, e nulla di più. Le orche sfrecciavano letteralmente sul mare giocando con noi e le altre imbarcazioni presenti.

Tre davanti, una di lato, altre in fondo, non sapevamo più dove guardare! Ad un certo punto la cosa più inaspettata di tutte, un individuo punta proprio noi, velocemente si avvicina da dietro, il suo grosso muso a pochi metri dal nostro gommone, in un secondo scivola sotto di noi e … scompare! In quell’istante un “ooh” generale, è stato l’incontro più ravvicinato, quello che rimarrà per sempre impresso nella nostra memoria.




(Screenshot image di www. seasafariandenes.no)

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Claudia Boeche

Biologa, guida ambientale escursionistica e subacquea, amo il mare da sempre. Dalla Sardegna, ai tropici, alle fredde coste norvegesi, non smetto mai di viaggiare per esplorare nuovi luoghi e provare emozioni indimenticabili.
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