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Coralli marini

Coralli

 

Anche se la somiglianza non è così evidente, i coralli (classe Anthozoa) sono cugini stretti delle meduse; essi infatti costituiscono classi differenti all’interno dello stesso phylum (phylum Cnidaria). A differenza delle meduse però, gli antozoi mancano dello stadio medusoide e il loro corpo presenta solamente la morfologia di polipo.
La maggior parte dei coralli è formata in realtà da tanti piccoli polipi che operano a tutti gli effetti come un singolo organismo dando vita a una colonia. Le colonie possono avere forme e dimensioni molto diverse tra loro e presentare o meno uno scheletro calcareo. Gli organismi di maggiore interesse per noi subacquei sono sicuramente i coralli costruttori (ordine Scleractinia) che, con i loro scheletri, danno vita ad affascinanti e coloratissime barriere coralline.

 

Gli animali fiore: anatomia dei coralli costruttori

Il nome Anthozoa deriva dal greco e significa “animali fiore”. Osservando da vicino i singoli polipi di una colonia questi ricordano infatti dei piccoli fiorellini: proprio come lo stelo del fiore termina con una colorata corolla di petali, così in cima al corpo cilindrico del polipo si diramano i tentacoli, disposti in cerchio intorno alla bocca dell’animale. Dal punto di vista anatomico i coralli sono molto semplici: ogni colonia può essere immaginata come un velo di tessuto che riveste superficialmente lo scheletro calcareo, costellato da tante piccole escrescenze costituite dai singoli polipi. Questo tessuto è composto da tre strati:

  • l’epidermide, in contatto con l’ambiente esterno,
  • la mesoglea, intermedia,
  • l’endoderma, interno.

I polipi di una colonia non sono entità indipendenti, bensì comunicano tra di loro attraverso un
sistema di tubi che congiunge le cavità gastrovascolari dei diversi animali. Ogni polipo fornisce il
proprio contributo allo scheletro della colonia secernendo intorno a se una sorta di casetta
protettiva (corallite) che rinnova continuamente depositando nuovi strati di carbonato di calcio.

Corallo

 

Coralli e zooxanthellae: un equilibrio instabile

I coralli sono protagonisti di una simbiosi mutualistica davvero particolare, che si instaura tra di essi e delle alghe unicellulari che si insediano nei loro tessuti.
Questa premessa ci permette di rispondere alla domanda “cosa mangiano i coralli“?
I coralli si nutrono con i prodotti della fotosintesi delle alghe unicellulari (zooxanthellae), velocizzando la crescita degli stessi e in cambio il corallo fornisce all’alga gli elementi di cui ha bisogno per vivere (anidride carbonica, azoto, fosforo).

Quando le condizioni ambientali diventano sfavorevoli, questo rapporto può però interrompersi: le zooxanthellae vengono espulse e così il corallo diventa bianco (coral bleaching).
Le principali cause dello sbiancamento dei coralli sono riconducibili all’aumento della temperatura degli oceani, a variazioni nella salinità dell’acqua e alla presenza di inquinanti chimici come cianuro, pesticidi e l’ossibenzone. Quest’ultimo è un composto chimico presente in molte creme solari: controllate sempre la composizione delle protezioni prima di acquistarle e utilizzarle!

 

Barriere coralline e biodiversità

I reef costituiscono ecosistemi dall’impareggiabile ricchezza e complessità. La loro distribuzione negli oceani è legata alla presenza di particolari condizioni dell’acqua, indispensabili per la sopravvivenza di coralli e zooxanthellae. Questi organismi necessitano infatti di acque calde, limpide e dalla salinità abbastanza elevata: nel nostro pianeta queste condizioni si ritrovano nelle regioni tropicali e subtropicali ed è proprio in queste aree che si sviluppano i reef. Inoltre, poiché le zooxanthellae hanno bisogno di luce per effettuare la fotosintesi, le barriere coralline non si trovano quasi mai oltre i 30m di profondità.
Le barriere coralline forniscono riparo a molte specie di coloratissimi pesci e invertebrati e, grazie a questa abbondanza di vita, attirano anche predatori di grandi dimensioni come gli squali. Nei reef vivono inoltre molte specie di coralli molli, alghe coralline, spugne e gasteropodi che anche se forse attirano meno la nostra attenzione durante le immersioni, sono organismi fondamentali per mantenere gli equilibri all’interno delle comunità di barriera.

 

Coralli del Mediterraneo

 

Minacce per i reef e progetti di coral restoration

Ad oggi, gran parte delle barriere coralline di tutto il mondo è stata danneggiata, spesso purtroppo in modo irreversibile. Sebbene lo sbiancamento dei coralli sia un processo naturale, regolato da fattori che sfuggono al nostro controllo (riscaldamento globale, uragani e tsunami, malattie dei coralli), spesso l’impatto antropico gioca un ruolo importante nel determinare la morte di questi organismi.
Infatti un corallo sbiancato non è necessariamente destinato a morire e, al ripresentarsi di condizioni ottimali, può recuperare e tornare in salute. Pesca eccessiva, subacquei poco attenti e/o con un cattivo controllo dell’assetto, introduzione di inquinanti nel mare (per esempio le creme solari) e ancoraggi poco oculati, causano forti stress ai reef, indebolendoli e rendendoli incapaci di reagire ai fenomeni di sbiancamento. In tutto il mondo, scienziati e subacquei collaborano per cercare di limitare la perdita di questi importantissimi ecosistemi, portando avanti progetti di coral restoration, volti a riportare le barriere coralline al loro “antico splendore” e di coral gardening.

 

Immersioni sulle barriere coralline

I reef sono ambienti tanto affascinanti quanto fragili ed è quindi molto importante tenere a mente
delle semplici regole durante le immersioni per evitare di danneggiarli:

  1. non calpestare i coralli: sembrano rocce ma sono esseri viventi e ci mettono tantissimi
    anni per crescere! Calpestandoli rischiate di romperli e di danneggiarne la superficie.
  2. non toccare i coralli: o vi farete male entrambi! I coralli infatti sono dotati di nematocisti e
    sono quindi urticanti!
  3. non alzare la sabbia con le pinne: il sedimento, depositandosi sopra ai coralli, riduce la
    quantità di luce utilizzabile dalle zooxanthellae.
  4. non alimentare i pesci del reef: altrimenti altererete gli equilibri all’interno della rete
    alimentare! Pensate a cosa potrebbe succedere se i pesci erbivori fossero troppo sazi per
    rimuovere le alghe dalla superficie dei coralli.

 

Curiosità

Avvicinandovi a un reef e “tendendo l’orecchio” vi renderete conto che le barriere coralline sono
luoghi tutt’altro che silenziosi! I loro numerosi abitanti sono infatti molto chiassosi e producono
una moltitudine di schiocchi, borbottii e ticchettii creando un ambiente acusticamente caotico.
Volete saperne di più? Date un’occhiata in questo articolo per scoprire quali rumori ci sono in un reef.




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Giulia Pellizzato

Biologa marina, subacquea ed acquarista, che sia in una vasca o in mare aperto non riesco a stare lontana dall’acqua! Amo studiare gli animali marini e far conoscere alle persone le meraviglie del mondo subacqueo.

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