Tartaruga marina

Le tartarughe marine sono rettili perfettamente adattati alla vita in mare. Respirano aria attraverso i polmoni, ma possono trascorrere lunghi periodi sott’acqua; percorrono migliaia di chilometri durante le loro migrazioni e, nonostante passino quasi tutta la vita nell’ambiente marino, devono tornare sulla terraferma per deporre le uova.

Nel mondo esistono sette specie di tartarughe marine. Nel Mar Mediterraneo se ne incontrano principalmente tre: la tartaruga comune (Caretta caretta), la tartaruga verde (Chelonia mydas) e la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea). Le prime due si riproducono nel Mediterraneo, mentre la tartaruga liuto è soprattutto una visitatrice occasionale.

Tra queste, Caretta caretta è di gran lunga la specie più frequentemente osservata nei mari italiani e rappresenta una presenza particolarmente importante anche nel Mar Adriatico.

Come sono fatte le tartarughe marine

L’evoluzione ha modificato profondamente il corpo delle tartarughe marine rispetto a quello delle tartarughe terrestri.

Gli arti anteriori sono diventati grandi pinne natatorie, utilizzate soprattutto per la propulsione, mentre quelli posteriori sono più piccoli e contribuiscono alle manovre e alla direzione. Nelle femmine svolgono inoltre una funzione fondamentale durante la nidificazione, perché vengono utilizzati per scavare nella sabbia la camera in cui saranno deposte le uova.

Anche il guscio ha assunto una forma più idrodinamica. Nella maggior parte delle specie è composto da una parte superiore, il carapace, e da una parte ventrale, il piastrone.

A differenza di molte tartarughe terrestri, però, le tartarughe marine non possono ritirare completamente la testa e le pinne all’interno del guscio.

Sono inoltre prive di denti. Per tagliare, strappare o frantumare il cibo utilizzano una struttura cornea simile a un becco, chiamata ranfoteca, la cui forma varia in funzione dell’alimentazione.

La robusta testa di Caretta caretta, per esempio, ospita potenti muscoli mandibolari che permettono all’animale di rompere gusci e carapaci di molluschi e crostacei.

Come respirano e quanto possono restare sott’acqua

Anche se vivono in mare, le tartarughe marine respirano con i polmoni e devono quindi raggiungere periodicamente la superficie.

La durata di un’immersione cambia molto in base alla specie, alla temperatura dell’acqua, all’età dell’animale e soprattutto all’attività che sta svolgendo.

Una tartaruga che nuota o cerca attivamente il cibo riemergerà generalmente più spesso rispetto a una tartaruga a riposo. Il loro metabolismo può infatti rallentare notevolmente, permettendo di prolungare la permanenza sott’acqua.

Questo comportamento è strettamente collegato a un’altra caratteristica dei rettili: le tartarughe marine sono ectoterme, cioè la loro temperatura corporea e il loro metabolismo dipendono in larga misura dalla temperatura dell’ambiente.

Per questo motivo la temperatura del mare influenza profondamente la loro distribuzione, le migrazioni stagionali e l’attività.

Negli ultimi decenni il progressivo riscaldamento delle acque sta contribuendo a modificare anche le aree utilizzate dalle tartarughe marine per alimentarsi e riprodursi.

Le 3 specie di tartarughe marine presenti nel Mediterraneo

1) Caretta caretta: la tartaruga marina più comune nel Mediterraneo

La tartaruga comune (Caretta caretta) è la specie di tartaruga marina più diffusa nel Mediterraneo.

È facilmente riconoscibile per la testa relativamente grande e massiccia, caratteristica da cui deriva anche il nome inglese loggerhead turtle.

Come riconoscere la tartaruga Caretta Caretta?
Si distingue per la presenza sul carapace di 5 paia di scudi laterali.
Sulla testa sono presenti generalmente 4 placche frontali.

Le potenti mascelle le consentono di alimentarsi di organismi dotati di strutture dure, come:

  • molluschi
  • crostacei
  • granchi
  • echinodermi
  • altri invertebrati bentonici.

La dieta cambia però nel corso della vita. Gli individui giovani trascorrono una fase maggiormente oceanica e possono alimentarsi anche di organismi presenti nella colonna d’acqua, compresi organismi gelatinosi.

Il carapace degli adulti può avvicinarsi o superare il metro nei soggetti più grandi, anche se dimensioni e peso variano sensibilmente tra individui e popolazioni.

La specie nidifica soprattutto nel Mediterraneo orientale, con importanti aree riproduttive in Grecia, Turchia, Cipro e lungo altre coste del bacino. Negli ultimi anni le nidificazioni sono però aumentate anche nel Mediterraneo occidentale e lungo numerose coste italiane.

Il Mar Adriatico rappresenta una delle più importanti aree mediterranee di alimentazione e accrescimento di Caretta caretta, in particolare per gli individui giovani e subadulti.

L’Alto Adriatico offre fondali relativamente bassi e una grande disponibilità di organismi bentonici di cui queste tartarughe si nutrono.

Durante il progetto europeo NETCET, alcune survey aeree portarono a stimare una popolazione di circa 50.000 tartarughe nell’Adriatico, concentrate soprattutto nella parte settentrionale. È importante interpretare correttamente questo numero: si tratta di una stima ottenuta nell’ambito di quel progetto e non del conteggio attuale di tutti gli individui presenti oggi in Adriatico.

La rilevanza dell’Alto Adriatico come area di alimentazione di Caretta caretta è comunque ampiamente documentata dalla ricerca scientifica.

2) Chelonia mydas: la tartaruga verde

La tartaruga verde (Chelonia mydas) può assomigliare a prima vista a Caretta caretta, ma presenta una testa generalmente più piccola e affusolata.

Anche la disposizione degli scudi del carapace aiuta gli esperti a distinguere le due specie.

Il nome “tartaruga verde” non deriva principalmente dal colore esterno del carapace, ma dalla tonalità verdastra che può assumere il grasso corporeo.

Una delle caratteristiche più interessanti della specie riguarda l’alimentazione.

Gli individui giovani hanno una dieta più varia, mentre crescendo Chelonia mydas diventa prevalentemente erbivora, alimentandosi soprattutto di alghe e fanerogame marine. È l’unica specie di tartaruga marina la cui dieta adulta è principalmente erbivora.

Come riconoscere la tartaruga verde?
Si distingue per la prrsenza di 4 scudi laterali sul carapace.
La testa è piccola e smussata con 2 scudi fra le orbite.

La ranfoteca presenta una forma particolarmente adatta a strappare il materiale vegetale.

Nel Mediterraneo la tartaruga verde è concentrata soprattutto nel settore orientale. Qui si trovano anche i principali siti riproduttivi della popolazione mediterranea, in particolare tra Turchia, Cipro e altre coste orientali del bacino.

3) Dermochelys coriacea: la gigantesca tartaruga liuto, ospite occasionale del Mediterraneo

La tartaruga liuto (Dermochelys coriacea) è la più grande tartaruga marina esistente.

Gli esemplari adulti possono raggiungere dimensioni eccezionali, raggiungendo gli oltre 2 metri di lunghezza e superare mediamente i 500–700 kg di peso.
A differenza delle altre tartarughe marine, non possiede un vero carapace rigido ricoperto di scuti: il dorso è rivestito da una pelle spessa e coriacea, sostenuta da numerose piccole placche ossee.

(Riproduzione di) tartaruga liuto, presso il Museo Darwin-Dohrn di Napoli

È anche quella che si distingue maggiormente dalle altre specie.

Il suo carapace non è ricoperto dai classici scudi cornei: presenta invece una superficie scura, relativamente morbida e attraversata longitudinalmente da evidenti creste, con una consistenza che ricorda il cuoio. Da questa caratteristica deriva il nome inglese leatherback turtle.

Come riconoscere la tartaruga liuto?
Presenta 7 carene dorsali e 5 ventrali.
La mascella superiore è caratterizzata da 2 cuspidi, quella inferiore da una, conferendo alla rima boccale la tipica forma a “W”.

La tartaruga liuto è fortemente specializzata nell’alimentazione a base di organismi gelatinosi, comprese le meduse.

La cavità orale e l’esofago possiedono particolari papille rivolte all’indietro che aiutano a trattenere le prede gelatinose durante la deglutizione.

Nel Mediterraneo viene osservata occasionalmente mentre si alimenta o attraversa il bacino, ma non vi possiede popolazioni nidificanti regolari.

Riproduzione delle tartarughe marine

La vita delle tartarughe marine si svolge quasi interamente in acqua, ma esiste una fase fondamentale nella quale devono necessariamente raggiungere la terraferma: la deposizione delle uova.

L’accoppiamento avviene in mare.

Amazing Sea Turtle Mating Footage!

Nella Caretta caretta adulta è possibile distinguere esteriormente i due sessi soprattutto osservando la coda: quella del maschio è molto più lunga e sporge nettamente oltre il margine posteriore del carapace.

Durante il periodo riproduttivo una femmina può accoppiarsi con più maschi e può deporre diverse covate nel corso della stessa stagione.

Come sceglie la spiaggia dove deporre le uova?

Uno dei comportamenti più affascinanti delle tartarughe marine è la filopatria natale, cioè la tendenza delle femmine adulte a tornare nella stessa regione nella quale sono nate per riprodursi.

Non significa necessariamente ritrovare ogni volta esattamente lo stesso metro quadrato di spiaggia, ma numerose ricerche dimostrano una forte fedeltà all’area natale.

Una delle spiegazioni più solide riguarda il campo magnetico terrestre.

Le giovani tartarughe sembrano essere in grado di percepire le caratteristiche magnetiche delle diverse aree geografiche e di conservarne una sorta di “firma”. Da adulte potrebbero utilizzare queste informazioni durante le grandi migrazioni riproduttive per ritrovare la regione nella quale sono nate. Il fenomeno prende il nome di geomagnetic imprinting.

Arrivata sulla costa, la femmina deve però trovare anche un punto adatto alla deposizione.

Non tutte le risalite sulla spiaggia terminano con la costruzione di un nido. Può capitare che una tartaruga raggiunga la terraferma, esplori l’arenile e ritorni in mare senza deporre. Queste tracce vengono definite false crawls, o false risalite.

La scelta del sito può essere influenzata da numerose caratteristiche della spiaggia, tra cui struttura e granulometria della sabbia, pendenza, umidità, temperatura, presnza di ostacoli e distanza dalla linea raggiunta dal mare.

Come viene costruito il nido?

Una volta individuata la zona adatta, la femmina utilizza soprattutto le pinne posteriori per scavare una profonda camera nella sabbia.

Qui deposita generalmente diverse decine di uova e frequentemente circa un centinaio, anche se il numero varia tra specie, popolazioni e singole femmine.

Terminate la deposizione e la copertura del nido, la tartaruga ritorna in mare.

La tartaruga cova le uova?

No.

Le tartarughe marine non effettuano cure parentali: la femmina non rimane vicino al nido, non incuba le uova e non attende la nascita dei piccoli.

Può però ritornare sulla stessa spiaggia o nelle vicinanze dopo alcuni giorni per effettuare una nuova deposizione durante la stessa stagione riproduttiva.

Il successo delle uova dipenderà quindi dalle condizioni ambientali del nido.

Quanto tempo impiegano le uova a schiudersi?

L’incubazione dura mediamente circa 45-70 giorni, anche se temperatura, umidità, posizione del nido e caratteristiche della sabbia possono anticipare o ritardare la schiusa.

Temperature maggiori accelerano generalmente lo sviluppo dell’embrione, mentre temperature più basse possono prolungarlo.

La temperatura decide se nasceranno maschi o femmine

Nelle tartarughe marine il sesso non viene determinato geneticamente come avviene nei mammiferi.

Dipende invece dalla temperatura alla quale le uova vengono incubate durante una fase critica dello sviluppo embrionale.

In termini molto semplici:

Temperature relativamente più basse favoriscono la nascita di maschi

Temperature relativamente più alte favoriscono la nascita di femmine.

Non esiste tuttavia un interruttore universale per cui a 28,9 °C nascono esclusivamente maschi e a 29,1 °C esclusivamente femmine.

Esiste invece una zona termica di transizione.

Per Caretta caretta è stata individuata una cosiddetta “temperatura pivotale”, cioè quella che tende a produrre approssimativamente metà maschi e metà femmine. In uno studio condotto nella Baia di Kyparissia, in Grecia, questo valore è risultato vicino a 29,3 °C.

Ed è proprio qui che entra in gioco uno dei problemi legati al cambiamento climatico.

Perché le tartarughe stanno nidificando sempre più a nord?

Negli ultimi anni le nidificazioni di Caretta caretta sono aumentate in zone del Mediterraneo occidentale nelle quali in passato erano molto più rare.

Parallelamente sono comparsi nidi sempre più a nord lungo le coste italiane.

Nel 2021, per esempio, sono stati studiati in Veneto due nidi di Caretta caretta che all’epoca rappresentavano i siti di nidificazione documentati più settentrionali per la specie.

Il riscaldamento climatico è considerato uno dei principali fattori che stanno favorendo questa espansione dell’areale riproduttivo.

L’aumento delle temperature può produrre due effetti contemporaneamente.

Da una parte, alcune spiagge tradizionalmente utilizzate per la riproduzione possono diventare eccessivamente calde, con possibili conseguenze sullo sviluppo degli embrioni e con una produzione sempre più sbilanciata verso esemplari femminili.

Dall’altra, spiagge poste più a nord, un tempo troppo fredde per garantire un’incubazione efficace, possono raggiungere condizioni termiche compatibili con lo sviluppo delle uova.

La colonizzazione di nuove aree di nidificazione viene quindi studiata anche come una possibile risposta adattativa delle tartarughe marine al cambiamento del clima. È proprio uno degli aspetti al centro del progetto europeo LIFE TURTLENEST.

Questo non significa che ogni nuovo nido osservato a nord possa essere attribuito esclusivamente al cambiamento climatico: distribuzione delle femmine, dinamiche delle popolazioni, caratteristiche delle spiagge e altri fattori ambientali contribuiscono alla scelta dei siti.

Il legame tra riscaldamento del Mediterraneo e progressiva disponibilità di nuove aree riproduttive è però sostenuto da un numero crescente di studi.

La schiusa delle uova

Quando lo sviluppo embrionale è terminato, i piccoli rompono il guscio e iniziano lentamente a risalire attraverso la sabbia.

La schiusa e l’emersione avvengono più frequentemente nelle ore serali o notturne, quando la temperatura superficiale è più bassa e il rischio di disidratazione è minore.

Non è però una regola assoluta: possono verificarsi anche emersioni diurne.

I piccoli di Caretta caretta alla nascita misurano soltanto pochi centimetri.

Una volta raggiunta la superficie devono orientarsi rapidamente verso il mare.

Come fanno i tartarughini a trovare il mare?

In condizioni naturali i piccoli utilizzano diversi segnali ambientali.

Uno dei più importanti è la luminosità dell’orizzonte marino, che normalmente appare più chiaro rispetto al profilo terrestre retrostante.

Per questo motivo l’illuminazione artificiale presente sulle spiagge rappresenta un serio problema.

Lampioni, stabilimenti balneari, fari, torce e persino la luce intensa degli smartphone possono attirare le tartarughine nella direzione sbagliata, allontanandole dal mare.

Una volta raggiunta l’acqua, entrano in gioco anche sistemi di orientamento molto più sofisticati. Esperimenti scientifici hanno dimostrato che già le giovani Caretta caretta sono capaci di utilizzare informazioni provenienti dal campo magnetico terrestre durante la navigazione oceanica.

Come si può prevedere quando avverrà la schiusa?

Nei nidi monitorati dai ricercatori possono essere utilizzati sensori di temperatura, o data logger, posizionati nella sabbia in modo da registrare continuamente l’andamento termico durante l’incubazione.

Questi dati, insieme alla data della deposizione e ai modelli di sviluppo embrionale, permettono di stimare una finestra probabile di schiusa.

Non si tratta però di un appuntamento determinabile al minuto.

Avvicinandosi il momento dell’emersione dei piccoli, sulla superficie del nido può inoltre comparire una lieve depressione della sabbia, provocata dal movimento sottostante delle tartarughine.

Il monitoraggio della temperatura della sabbia e dei nidi viene oggi utilizzato anche nei programmi scientifici che studiano gli effetti del cambiamento climatico sulla riproduzione delle tartarughe.

Cosa fare se si trova una tartaruga che sta deponendo le uova

Imbattersi in una tartaruga marina durante la nidificazione è un evento straordinario, ma il comportamento delle persone presenti sulla spiaggia può determinare il successo o il fallimento della deposizione.

La cosa più importante è non interferire.

Bisogna mantenere la distanza, evitare rumori e non posizionarsi davanti all’animale.

Soprattutto:

  • non toccare la tartaruga;
  • non toccare le uova;
  • non scavare sulla traccia;
  • non utilizzare torce;
  • non illuminare l’animale con il telefono;
  • non utilizzare il flash;
  • non ostacolare il percorso tra tartaruga e mare;
  • tenere i cani lontani e al guinzaglio.

Una luce artificiale può interrompere il comportamento di nidificazione della femmina e, durante la schiusa, può disorientare i piccoli.

In Italia, se si osserva una tartaruga in deposizione, una traccia compatibile con la risalita di una tartaruga, un possibile nido oppure una tartaruga marina ferita o in difficoltà, è opportuno segnalare immediatamente l’evento alla Guardia Costiera chiamando il 1530, senza manipolare l’animale o il sito.

Scheletro di tartaruga marina
Scheletro di tartaruga marina presso l’Ospedale delle tartarughe a Lampedusa

Minacce per le tartarughe marine

Le tartarughe marine affrontano pericoli naturali durante tutte le fasi della loro vita, ma oggi una parte consistente delle minacce è direttamente o indirettamente collegata alle attività umane.

Tra i principali problemi troviamo:

catture accidentali negli attrezzi da pesca, collisioni con imbarcazioni, ami e lenze, reti abbandonate, inquinamento da plastica, perdita e trasformazione delle spiagge di nidificazione, illuminazione artificiale delle coste e cambiamento climatico.

Catture accidentali nella pesca

Il cosiddetto bycatch, cioè la cattura involontaria di una specie che non rappresentava l’obiettivo della pesca, costituisce una delle principali minacce per le tartarughe marine.

Una tartaruga rimasta intrappolata sott’acqua in una rete può non riuscire a raggiungere la superficie per respirare.

Il problema è particolarmente importante nel Mediterraneo e anche nel Mar Adriatico, dove importanti zone di alimentazione di Caretta caretta si sovrappongono alle aree utilizzate dalla pesca professionale.

Studi condotti nell’Adriatico centro-settentrionale hanno infatti documentato una forte interazione tra Caretta caretta e alcune attività di pesca a strascico.

Plastica e altri rifiuti

La plastica può rappresentare un pericolo sia attraverso l’ingestione sia attraverso l’intrappolamento.

Sacchetti e altri oggetti galleggianti possono essere scambiati per organismi marini.

Il problema è particolarmente evidente per specie come la tartaruga liuto, specializzata nel consumo di organismi gelatinosi, ma l’ingestione di plastica è documentata anche in Caretta caretta.

I materiali ingeriti possono provocare lesioni, alterazioni dell’apparato gastrointestinale o ridurre la capacità dell’animale di alimentarsi correttamente.

Collisioni con le imbarcazioni

Le tartarughe devono salire periodicamente in superficie per respirare e possono trascorrervi del tempo per riposare o spostarsi.

Questo le espone al rischio di collisione con imbarcazioni e di profonde ferite provocate dalle eliche.

Carapaci fratturati e lesioni dei tessuti sottostanti sono tra i traumi osservati nei centri di recupero delle tartarughe marine.

Cold stunning: quando l’acqua diventa troppo fredda

Essendo animali ectotermi, le tartarughe marine risentono fortemente degli abbassamenti della temperatura dell’acqua.

In particolari condizioni può verificarsi il fenomeno chiamato cold stunning.

Quando l’acqua diventa rapidamente troppo fredda, il metabolismo della tartaruga rallenta drasticamente. L’animale diventa progressivamente letargico, perde capacità di movimento e può arrivare a galleggiare passivamente o essere spinto verso la costa da vento e correnti.

Se la condizione persiste può diventare potenzialmente letale.

Anche nell’Adriatico lo spiaggiamento e la mortalità delle Caretta caretta vengono studiati in relazione a diversi fattori, tra cui pesca, collisioni con imbarcazioni e possibili episodi di cold stunning.

Tartarughe marine e subacquei: come comportarsi durante un incontro

Incontrare una tartaruga marina sott’acqua è uno dei momenti più emozionanti di un’immersione.

Ma il fatto che una tartaruga sembri tranquilla o abituata alla presenza dei subacquei non significa che debba essere avvicinata senza limiti.

La regola migliore è semplice: osservarla senza modificare il suo comportamento.

Non bisogna inseguirla, toccarla, afferrarla per il carapace o per le pinne né cercare di attirarla con del cibo.

È particolarmente importante non posizionarsi sopra l’animale o tra la tartaruga e la superficie. Essendo un rettile dotato di polmoni, deve poter interrompere in qualsiasi momento ciò che sta facendo e salire liberamente a respirare.

Se si fotografa una tartaruga è preferibile evitare di circondarla con più subacquei o insistere per ottenere la posizione perfetta.

Una tartaruga che decide autonomamente di avvicinarsi offre quasi sempre un incontro più bello — oltre che molto più rispettoso dell’animale.

Tartarughe marine: piccole FAQ

Nel mondo esistono sette specie di tartarughe marine.

Le tre specie regolarmente segnalate sono Caretta caretta, Chelonia mydas (tartaruga verde) e Dermochelys coriacea (tartaruga liuto). Le prime due nidificano nel Mediterraneo; la tartaruga liuto è principalmente una visitatrice occasionale.

La specie più comune nei mari italiani e nel Mediterraneo è Caretta caretta.

No. Utilizzano un robusto becco corneo chiamato ranfoteca.

No. Hanno i polmoni e devono raggiungere periodicamente la superficie per respirare.

No. Dopo aver deposto e ricoperto il nido, la femmina torna in mare. Le tartarughe marine non effettuano cure parentali.

Generalmente alcune settimane, spesso circa 45-70 giorni, ma la durata varia soprattutto in funzione della temperatura della sabbia.

Il sesso delle tartarughe marine è determinato dalla temperatura di incubazione delle uova. Temperature relativamente elevate producono una proporzione maggiore di femmine, mentre temperature più basse favoriscono i maschi.

Il riscaldamento climatico sta rendendo alcune spiagge poste a latitudini più settentrionali termicamente compatibili con l’incubazione delle uova. La progressiva espansione dell’areale di nidificazione nel Mediterraneo occidentale viene studiata come una delle possibili risposte della specie al cambiamento climatico.

Non bisogna toccare né disturbare l’animale o il nido, utilizzare torce o flash o alterare le tracce sulla sabbia. In Italia è possibile segnalare immediatamente l’avvistamento alla Guardia Costiera al numero 1530.

Le tartarughe marine attraversano mari e oceani per migliaia di chilometri, utilizzano il campo magnetico terrestre per orientarsi, trascorrono decenni in mare prima di riprodursi e dipendono da una sottile fascia di sabbia per completare il proprio ciclo vitale.

Conoscerle significa anche comprendere quanto siano strettamente collegati ambienti apparentemente lontanissimi: una spiaggia del Mediterraneo, i fondali dell’Adriatico, le correnti marine e le aree di alimentazione possono appartenere alla storia dello stesso animale.

Ed è forse proprio questa la caratteristica più sorprendente delle tartarughe marine: per proteggerle non basta tutelare il luogo in cui le incontriamo. Bisogna proteggere l’intero viaggio.

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Ciao! Mi chiamo Francesca Maglione e sono la prima travel blogger italiana specializzata nel mondo dei viaggi diving.
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