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Carcharhinus longimanus

Squalo longimanus

ORDINE: Carcharhiniformi

FAMIGLIA: Carcharhinidae

GENERE: Carcharhinus

 

“Il più pericoloso tra gli squali.”
 Jacques J.Cousteau


Quando si pensa allo squalo subito alla mente riaffiora l’immagine agghiacciante del grande squalo bianco del omonimo film del’70 in cui faceva razie di uomini e surfisti sulle coste della California, ma in realtà non tutti sanno che delle oltre 500 specie di squali, la maggior parte non è pericolosa per l’uomo. Tuttavia se hanno guadagnato la fama di animali aggressivi e temibili ci sono dei responsabili e lo squalo Longimanus, anche se meno noto al grande pubblico rispetto al più celebre squalo bianco, è sicuramente uno dei principali indiziati.
Il longimano è considerato responsabile di più attacchi nei confronti dell’uomo di quanti ne abbiano compiuti tutte le altre specie messe assieme. In genere è il primo in alto mare ad attaccare i superstiti di disastri aerei e navali.

 

Una macchina perfetta

Il longimano o pinna bianca oceanico (in inglese “oceanic whitetip shark”) è un grande squalo pelagico che predilige mari tropicali e temperati caldi. Ha un corpo robusto e massiccio ma affusolato. Deve il suo nome alle lunghe pinne pettorali e dorsali, simili ad ali, che lo caratterizzano e per le quali è chiamato appunto longimanus che in latino significa “dalla lunga mano”. Spesso viene confuso con lo squalo pinna bianca dei Reef.

È in genere una specie solitaria, anche se si trova spesso accompagnata da pesci pilota, lampughe e remore; in presenza di abbondanti fonti di cibo a volte si può osservare in gruppo, dove domina le situazioni di sciacallaggio in mare; inoltre può muoversi con banchi di tonni e calamari, o inseguire gruppi di cetacei, come delfini, e globicefali che sfrutta in quanto validi scopritori di prede.

 

Longimanus

Oceanic whitetip shark, Red Sea, Egypt

 

Diversamente da molti animali, non ha un ciclo diurno, ma è attivo sia durante il giorno sia durante la notte.
Le pinne sono molto più grandi di quelle degli altri squali, piuttosto arrotondate. La dorsale, la pettorale, la pelvica e la caudale presentano la tipica punta bianca che può essere assente negli individui più giovani e, più raramente, anche negli adulti. Oltre alla punta bianca, le pinne possono essere maculate, e negli esemplari più giovani le macchie possono essere di colore nero. Una macchia a forma di sella può apparire tra la prima e la seconda pinna dorsale.

La punta del muso è anch’essa arrotondata, gli occhi sono circolari e presentano membrane nittitanti. Il longimano ha un tipico, anche se un po’ ingrossato, corpo da carcarinide, spesso con un aspetto leggermente incurvato. Sul dorso è bronzeo, marrone, bluastro o grigio (il colore varia in base alla regione), mentre sul ventre è bianco anche se, in alcuni casi, può presentare in questa parte del corpo una tonalità di giallo.

Questa specie di squalo presenta diversi tipi di denti: nella mascella inferiore sono punte sottili e seghettate, relativamente piccoli e di forma triangolare, simili a zanne. Ci sono anche fra tredici e quindici denti su entrambi i lati della sinfisi (che è appunto una fusione fibrocartilaginea tra due ossa, in questo caso due denti). I denti della mascella superiore sono triangolari, ma molto più larghi e ampi, con le sommità completamente seghettate. In questo caso su ogni lato della sinfisi ci sono dai quattordici ai quindici denti. I denticoli dermici sul corpo sono piatti e tipicamente presentano da cinque a sette creste.

 

Casa dolce casa

Il longimano vive ovunque in mare aperto e in acque profonde con temperature che superino i 18°C. Predilige le acque con temperatura compresa tra i 20°C e i 28°C e tende a evitare le zone di mare dove queste temperature si abbassano.

Questa specie trascorre la maggior parte del tempo nello strato superficiale dell’oceano, ad una profondità massima di circa 150 metri e preferisce le aree oceaniche con acqua più profonda e lontane dalla riva. In base ai dati della pesca, più ci si allontana dalla costa, più aumenta il numero di questi squali.

Occasionalmente se ne trovano anche in acque meno profonde, a circa 37 metri di profondità, soprattutto vicino a isole circondate dall’oceano come le Hawaii, o in aree dove la piattaforma continentale è frastagliata e si trova accesso ad acque più profonde nelle vicinanze della costa.

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Cosa c’è per cena?

Il longimano si ciba principalmente di cefalopodi pelagici e pesci ossei. Ad ogni modo, la sua dieta può essere molto più varia e meno selettiva. È noto per cibarsi di tartarughe marine, uccelli, gasteropodi, crostacei, carcasse di mammiferi e addirittura rifiuti abbandonati da navi in transito. I pesci ossei di cui si ciba includono aringhe, barracuda, carangidi, lampughe, marlin, tonni e sgombri.

I suoi metodi di caccia comprendono mordere casualmente nuotando all’interno di un gruppo di pesci e muoversi attraverso un banco di tonni con la bocca spalancata. Quando si nutre assieme ad altre specie, diventa aggressivo.

Il longimano non è un animale veloce, ma è capace di sorprendenti scatti improvvisi. Si trova comunemente in competizione per il cibo con gli squali di seta, compensando la sua nuotata lenta con un atteggiamento molto aggressivo. Si possono formare dei gruppi quando esemplari che vivono nella stessa zona convergono su un territorio di caccia favorevole. Sembra che questo meccanismo non scatti di per sé per la presenza in acqua di sangue, o per una strana “sete di sangue”, ma per la loro capacità di raggiungere direttamente un obiettivo senza sprechi di energia (in assenza di cibo, infatti, mantengono un moto calmo e ripetitivo attraverso l’oceano, conservando l’energie per il momento del bisogno).
È tuttavia uno squalo competitivo ed opportunista che preferisce cibarsi il più possibile se ne ha la possibilità, senza attendere un possibile pasto più semplice in futuro.
Hanno un istinto all’inseguimento delle esche così spiccato, nato da millenni di migrazioni, che inseguono le navi in transito sugli oceani. Durante la caccia alla balena, in acque calde, il longimano è responsabile dei
maggiori danneggiamenti alla carcassa galleggiante.

 

Squalo longimanus

Dimensioni del longimanus

La dimensione massima di uno Squalo longimanus è di circa 4 metri, anche se di solito non supera i 3 metri. La massa corporea massima è invece di 170 kilogrammi. La femmina è in genere più larga del maschio, anche se tipicamente di soli dieci centimetri. I maschi, infatti, hanno una circonferenza massima di circa 1,80m e le femmine circa 1,90m.

Riproduzione

Questa specie è vivipara: gli embrioni si sviluppano “in utero” e sono nutriti da una sacca placentale. La gestazione dura un anno. La cucciolata può comprendere da uno a quindici piccoli, che nascono con una lunghezza di circa 60cm. Al momento della maturità sessuale, gli esemplari raggiungono invece la lunghezza di 1,75m nei maschi e di 2 metri nelle femmine.

La stagione degli accoppiamenti è l’inizio dell’estate nel Nord-Ovest dell’oceano Atlantico e nel Sud-Est dell’oceano Indiano, mentre nell’oceano Pacifico sono state pescate femmine con embrioni durante tutto il corso dell’anno. Per questo si ritiene che in quella zona la stagione degli accoppiamenti sia più lunga.

 

Aiuto aiuto…uomo in vista!!!

Studi recenti hanno evidenziato come il numero di squali longimano sia in brusco calo, poiché le loro pinne sono molto ricercate come ingrediente principale della famosa zuppa di pinne di squalo. In particolare negli ultimi anni, questa specie come molte altre, ha a che fare con una pesca sempre più diffusa attraverso il suo areale.

È una specie con un’elevata importanza commerciale oltre che per le pinne anche per la carne e l’olio. Viene consumato fresco, affumicato, essiccato e sotto sale, e la sua pelle è utilizzata per la produzione di cuoio. È soggetto alla pesca attraverso il suo intero areale ma spesso viene utilizzato come esca, perché insegue le traiettorie di altre specie.

Nel 1969, Lineaweaver e Backus hanno scritto sulla specie in questione: “è straordinariamente abbondante, forse il più numeroso tra i grandi animali, cioè quelli pesanti più di 45 kg, sulla faccia della Terra”. Ci sono stati soltanto pochi studi più approfonditi sulla popolazione dei longimani fino al 2003, quando si stimò che il loro numero nell’Atlantico Nord-Occidentale ed Occidentale fosse calato del 70% tra il 1992 e il 2000. Un altro studio concentrato sul Golfo del Messico, ha usato un mix di dati statunitensi degli anni ’50, con altri dei tardi anni ’90, e ha stimato in quella zona una diminuzione di popolazione del 99.3% tra i due periodi.

Non sono stati tuttavia in quest’analisi considerati né i cambiamenti nella pesca, né i diversi metodi di raccoglimento dei dati, perciò la stima è oggi messa in discussione. In seguito a queste scoperte lo status della specie sulla IUCN Red List è stato cambiato in vulnerabile globalmente dal precedente a basso rischio/prossimo alla minaccia ed in critico nell’Atlantico Nord-occidentale ed Occidentale. Dopo l’Accordo ONU sugli Stock di Pesce del 1995 i Paesi costieri e nei quali si pratica la  pesca, sono stati obbligati ad adottare misure per assicurare la conservazione di una determinata lista di specie, ma pochi progressi sono stati fatti in questa direzione per quanto riguarda il longimano.

 

Carcharhinus longimanus

 

Curiosità storiche sullo squalo longimanus

Fino al XVI secolo, gli squali erano noti ai marinai come “cani di mare soprattutto perché proprio il longimano, il più comune squalo inseguitore di navi, esibiva un comportamento da cane quando veniva attirato il suo interesse. Se attirato da qualcosa che identificava come cibo, il pesce iniziava a muoversi in modo avido, e cominciava ad avvicinarsi in modo cauto, ma testardo, ritirandosi a distanza di sicurezza se allontanato, ma tenendosi pronto a scattare qualora se ne fosse presentata l’occasione.

Questi incidenti possono sembrare minoritari nel XXI secolo, ma un episodio basta a chiarire come fossero rilevanti in passato. Durante un solo incidente, accaduto dopo il siluramento dell’americana “Indianapolis” il 30 luglio 1945, tra i 600 e gli 800 marinai furono uccisi da squali. Si dice che i responsabili della carneficina siano stati gli squali tigre, ma ciò non è mai stato confermato e si pensa possano essere stati i longimano. Anche durante la Seconda guerra mondiale avvenne qualcosa di simile, quando la “Nova Scotia”, un battello che trasportava circa un migliaio di persone nelle acque vicine al Sudafrica, fu silurato e affondato da un sottomarino tedesco. Ci furono soltanto 192 sopravvissuti, e la maggior parte delle morti è attribuita al longimano.

 

Attenti che mordo!

Questa specie rappresenta un rischio minimo per i bagnanti e per gli sportivi, ma è letale per gli uomini che per qualche motivo si trovino in oceano aperto e che possano essere visti come prede. Nonostante questo, ci sono stati attacchi anche vicino alla riva. Nel dicembre 2010, in cinque diversi incidenti, quattro nuotatori a Sharm el-Sheikh, in Egitto, sono stati gravemente feriti e uno è stato ucciso da uno squalo che potrebbe molto probabilmente essere stato un longimano dati i segni dei morsi lasciati sul corpo.

Anche se lo squalo longimanus è molto opportunista e aggressivo, ed è noto per aver attaccato l’uomo per cibarsi, i subacquei nuotano con questi squali senza incidenti. Per immergersi con gli squali essi devono però rispettare alcuni accorgimenti: avvicinarsi solo con estrema cautela, non fiocinare pesci in presenza dello squalo, e se esso si facesse troppo curioso e si avvicinasse troppo, uscire dall’acqua il più presto possibile.

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Pietro Cimmino

Un uomo che viene dal mare …fatto di mare. Biologo marino, istruttore subacqueo e di apnea, atleta freedive. Negli anni ha maturato esperienza come divulgatore scientifico per la salvaguardia dell’ambiente marino e costiero e della barriera corallina del Mar Rosso.

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